Mi hanno inviato questo libro in PDF per presentarlo a Imbavagliati – Festival Internazionale di Giornalismo Civile.
Fin dalla prima pagina ho capito che non si trattava dell’ennesimo libro sulla Siria, ma di qualcosa di più profondo.
Man mano che andavo avanti mi stavo immergendo talmente tanto in quella narrazione, in quei paesaggi, in quel dolore, che non riuscivo più a leggerlo su uno schermo.
Così ho comprato la copia cartacea. E l’esperienza è stata tutt’altra.
Non è un reportage giornalistico alla ricerca dello scoop. Il ritmo è serrato, una pagina tira l’altra, ma l’autrice non cerca mai la sensazionalità: racconta solo quello che ha visto con i suoi occhi, con un’analisi imparziale e onesta.
Quello che mi ha colpita di più è la Siria che Asmae ci mostra: una terra di persone ospitali, solidali, rispettose delle differenze etniche e religiose: aspetti di cui non sentiamo quasi mai parlare.
Allo stesso modo mi ha fatto riflettere profondamente la figura della donna siriana: vittima della violenza del regime, ma anche colonna portante di famiglie e comunità distrutte. Eppure resistono.

E poi c’è il capitolo più duro: i giornalisti uccisi. 717 mediattivisti e giornalisti morti dal 2011 al 2025. Un numero che lascia senza parole.
Eppure, nonostante questa palese repressione della libertà di parola, i libri hanno rappresentato, e lo fanno ancora oggi, un pilastro importante. L’autrice racconta di alcuni ragazzi che andavano a raccogliere i testi sacri dalle moschee o dalle biblioteche abbattute dai bombardamenti, per preservare il sapere.
A un certo punto ho avuto una sensazione stranissima: mi sembrava di non stare leggendo un reportage sulla Siria, ma un libro di George Orwell. È successo soprattutto durante la descrizione del carcere di Sednaya.
Forse è proprio questo il punto più forte (e più inquietante) del libro: è talmente vero da sembrare un romanzo distopico. Un fulmine a ciel sereno.

Conclusione: “Siria, il giorno dopo” sì o no?
Assolutamente sì. Non serve essere appassionati di geopolitica: è un libro che trasmette sensazioni ed emozioni fortissime.
—— Domande flash ——
Se potessi chiedere una cosa ad Asmae Dachan, quale sarebbe?
Già ha soddisfatto quasi tutti i miei interrogativi durante la presentazione… quasi.
Citazione preferita (no spoiler!)
“Più mi parlano, più più mi rendo conto che c’è una Siria che non ha mai vissuto la guerra, quartieri che sono stati risparmiati dalle bombe perché considerati fedeli, una Siria di siriani che pensano davvero che la guerra sia stata una questione di poveri e contadino contro la borghesia.”
Regaleresti questo libro a un amico o a un nemico?
A un nemico, affinché comprenda quanto sia stupido esserlo.
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