Ultimamente avevo letto “Vuoto di Luna” di Michael Connelly. Ogni tanto mi piace rifugiarmi in un testo vintage, mi aiuta a ritornare a certe atmosfere passate che a volte solo un libro riesce a restituire.
È stato un viaggio sensoriale, a partire dalla copertina, in rilievo, bianca e nera con solo il sangue colorato di rosso. Mi sono consolata mentre sfogliavo le pagine ingiallite. Ho trovato anche un numero di telefono appuntato su una pagina, senza neanche il prefisso (reso obbligatorio in Italia solo nel ‘98).
Poi il modo di scrivere di Connelly qui è da paura, una pagina tira l’altra, è difficile staccarsi. Mi ha colpito come racconta prima dal punto di vista della protagonista, poi improvvisamente lo sposta sull’atro. Alla fine, però, si fondono in uno.
Incredibile come riesce a tenerti con il fiato sospeso, dando giusto qualche informazione all’interno del testo riguardo le vicende passate dei protagonisti, e come li hanno spinti fin lì. Quindi ti spinge a riflettere, a supporre… Ma occorre leggere fino in fondo per capire se la propria intuizione era corretta o meno. Una sfida nella sfida.

Quando ho visto “La prova” – il suo ultimo libro – esposto in vetrina, non ho avuto dubbi: lo compro. Sembrava molto promettente, “La prima indagine del detective Stilwell”. E invece mi ha delusa.
In primo luogo non si è creata alcuna empatia con il protagonista, cosa che invece è subito avvenuta con il libro “vecchio”. Mi è sembrata una scrittura distaccata, quasi come se presentasse un resoconto della vita di questo tizio invece di lasciare il lettore con il fiato sospeso, preso dai propri ragionamenti per scoprire chi è il killer.
Tra l’altro il detective Stilwell potrebbe benissimo essere un salumiere, un agente immobiliare o un pensionato per come si comporta. Non è un tipo che segue le regole, come tutti i poliziotti cazzuti, del resto. Ma questo qui sembra non lo faccia per scoprire la verità, ma per metterlo a quel servizio ai suoi colleghi. Infatti, leggendo, ho quasi giustificato il suo ex partner che lo odia a morte. A dire la verità, risulta antipatico anche a me.
Ma poi… dov’è finito il pathos narrativo? Ho capito che Stilwell stava con la tizia già a pagina 23, mentre Connelly porta alla luce la loro relazione solo a metà libro.
E soprattutto, per vedere un po’ di azione alla Connelly, bisogna aspettare pagina 239, capitolo 31. Ecco di nuovo lo stile incalzante e appassionante che ha contraddistinto i suoi bestseller. Una magia che dura, però, solo una scena.

Conclusione: “La prova” sì o no?
No, con questi 22 euro è meglio andarsi a mangiare una pizza.
—— Domande flash ——
Se potessi chiedere una cosa a Michael Connelly, quale sarebbe?
“Che cosa ti è successo?”
Citazione preferita (no spoiler!)
“O magari era solo la maniera in cui le donne erano costrette a comportarsi per ottenere qualcosa in un mondo di uomini.”
Regaleresti questo libro a un amico o a un nemico?
Scambiato durante un bookcrossing. Credo fortemente nelle possibilità (almeno per i libri).
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Eva Serio