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Carrie – Stephen King

Lo confesso, non ho mai letto Stephen King. Ho un brutto ricordo della copertina del libro “Cujo” sul comodino di mio padre quando ero piccola. Quel muso di cane rabbioso che emergeva dalla copertina a sfondo nero mi incuteva paura. Non ho mai amato il genere horror, quindi ho sempre evitato il contatto con i libri di King.

Eppure, ultimamente ho sentito l’impulso irrefrenabile di scoprire il suo mondo.

“Iniziamo dal primo”, mi sono detta. Quindi ho acquistato “Carrie”.

Quando ho iniziato a leggerlo sono rimasta sorpresa dalla struttura. Il libro si apre con una notizia di cronaca dell’agosto 1966 e continua con una serie di altri spezzoni di memorie, libri, interviste e deposizioni che descrivono questo misterioso fatto accaduto a maggio. Pian piano, durante la narrazione, vengono svelati ulteriori dettagli  che, sempre con molta calma, raziocinio e abilità, portano il lettore a scoprire cosa è realmente accaduto quel giorno.

Ma vi dirò. Se il libro fosse cominciato con la descrizione della tragedia di maggio, sicuramente non sarei andata avanti nella lettura. E King lo sapeva benissimo. Per questo motivo ha prima creato un alone di curiosità e mistero intorno alla protagonista, Carrie, delineandone perfettamente la personalità, gli avvenimenti accaduti e le motivazioni, per poi culminare nella descrizione accurata, brutale, splatter, irriverente dell’evento.

Eppure, la matrice horror in questo libro non mi è sembrata molto evidente. Lo collocherei più in un genere esoterico/grottesco dal momento che la religiosità portata all’esasperazione, fino a diventare quasi una malattia, è uno dei temi centrali. Insieme al bullismo, che diviene anch’esso una specie di morbo che divora alcuni dei personaggi.

Un altro argomento che mi è sembrato molto attuale, nonostante il libro sia stato scritto nel 1977, è il rapporto uomo/donna. Due sono le coppie principali coinvolte nel libro e in entrambi i casi è la donna che comanda l’uomo e lo porta a compiere determinate azioni. In un primo momento, i due lo fanno controvoglia ma per amore cedono alle richieste delle fidanzate. Ma, arrivati a un certo punto, si calano talmente nel personaggio che ci provano addirittura gusto. E qui la situazione si ribalta: l’uomo riprende le redini del proprio destino, mentre la donna ne subisce le conseguenze.

Sicuramente in questo testo il politically correct non è affatto contemplato. Durante la narrazione vengono descritti senza mezzi termini, con un linguaggio crudo, asciutto, tagliente, scene di stupri, percosse, bestemmie e morti violente. Eppure, non sopraggiunge mai una sensazione di disgusto, anzi. Stephen King, nella sua immensa bravura, porta il lettore a pensare: “Eh vabbè, così va la vita… passiamo al prossimo capitolo”.

Conclusione: “Carrie” si o no?

Certamente sì, per chi ama le atmosfere che oggi riconosciamo in serie come Stranger Things, ma vuole scoprirne l’origine letteraria.

—— Domande flash ——

Se potessi chiedere una cosa a Stephen King, quale sarebbe?

“Come facevi a sapere nel 1977 ce cos’è il ‘mana’?”

Citazione preferita (no spoiler!)

“Si era flessa. Non era proprio esatto, ma ci andava molto vicino. Era stata una strana flessione mentale, quasi come quando si piega il gomito per alzare un manubrio da ginnastica. Neanche questo paragone era molto esatto, ma non riusciva a trovare niente di meglio. Un gomito senza forza. Un piccolo muscolo bambino.”

Regaleresti questo libro a un amico o a un nemico?

A un amico. Sono certa che il nemico lo ha già letto da un pezzo.

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Eva Serio