Mi piace definire questo libro “saggio/non saggio” poiché da una parte si propone come frutto di studi e approfondimenti di un tema delimitato, in questo caso il ruolo del Mar Mediterraneo nella storia d’Italia. Dall’altra, ha tratti che si discostano completamente da questa forma di scrittura.
Ad esempio, il linguaggio. Solitamente, nei saggi troviamo paroloni incomprensibili. Dopo tre o quattro righi ad alcuni può capitare di ritrovarsi a sonnecchiare, incapaci di riprendere le fila del discorso. E non sia mai si abbandona per qualche giorno la lettura! Si finisce per non ricordare più nulla di quanto letto.
Nel libro di Claudio Fogu, invece, questo non accade. L’autore fornisce tutti gli elementi affinché qualsiasi tipo di lettore, sia esperto in materia che un semplice curioso, possa usufruire a pieno del testo e del suo significato più profondo. Non solo. Egli non si mette sul piedistallo (da Professore universitario e storico internazionale ne avrebbe ben donde) anzi, cerca in tutti i modi, con un linguaggio accessibile, di spiegare in maniera semplice concetti complessi, donando anche ulteriori e approfondite spiegazioni nel naturale fluire del testo.

In secondo luogo, la peculiarità di questo “saggio/non saggio” sono le intenzioni, già chiarite a pagina 9: “ L’asimmetria del discorso sul Mediterraneo è il mio assioma di fondo, Parto dalla premessa braudeliana che ‘il Mediterraneo’ sia un oggetto discorsivo rinascimentale creato da europei per europei, con un indelebile fondamento coloniale che per secoli lo ha reso estraneo a paesi e culture non europei dell’area mediterranea […]”. Continua il discorso chiarendo quali siano i suoi intenti anche nei capitoli successivi.
Come ho scherzosamente osservato durante il dialogo con l’autore il 17 dicembre alla Biblioteca Comunale di Bacoli, le premesse di questo libro sono ottime per il lettore superficiale che vuole fare “acchiappanza” oppure vantarsi con gli amici delle sue conoscenze sul Mar Mediterraneo: gli basta leggere solo da pagina 7 a 19 per attingere notizie veloci, un po’ come quando leggiamo solo i titoloni dei giornali per capire cosa sta succedendo intorno a noi, ignorando però l’articolo scritto dal cronista. Per chi invece ha uno spirito indomito di conoscenza, queste pagine stuzzicano la curiosità e spronano a leggere i capitoli successivi in maniera più approfondita.

Un’altra cosa che mi ha particolarmente colpita de “L’immaginario mediterraneo nella storia d’Italia” è stata la capacità di Claudio Fogu di unire storia, letteratura, musica, aneddoti, miti, leggende, quotidianità e vicende attuali in un unico testo, integrando tutto perfettamente. Infatti, all’interno del libro si trovano riferimenti a libri, canzoni, personaggi italiani che hanno caratterizzato epoche intere, e delle loro connessioni con il Mar Mediterraneo. In pratica, una lettura nella lettura.
Ma questo punto di vista “mediterraneocentrico” può essere davvero la svolta per l’Italia? Come scrive l’autore, “la partita rimane aperta”.
Conclusione: “L’immaginario mediterraneo nella storia d’Italia” sì o no?
SI per chi vuole scoprire cosa significa davvero essere cittadini di un continente liquido.

—— Domande flash ——
Se potessi chiedere una cosa a Claudio Fogu, quale sarebbe?
Gli ho già chiesto tutto durante la presentazione, e le sue risposte sono state molto soddisfacenti.
Citazione preferita (no spoiler!)
“Né Rava né Di Fausto, né tantomeno Sergi, D’Annunzio, Marinetti o De Chirico possono essere considerati autori facenti parte di una qualsivoglia minoranza transcoloniale solo perché hanno operato in un contesto coloniale (Rava e Di Fausto), sono nati nel sud italiano (Sergi e D’Annunzio) o in un altro paese mediterraneo (Marinetti, Egitto; De Chirico, Grecia). Le loro biografie non sono in discussione, ma il loro rapporto con la posizione liminale dell’Italia quale sud d’Europa/centro del Mediterraneo e il rapporto coloniale tra il nord e il sud d’Italia sono entrambi rilevanti.”
Regaleresti questo libro a un amico o a un nemico?
A un amico, con il cuore.
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Eva Serio